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Tutto ciò che di buono c’è

 

 

 

 

 

 

Vi è mai capitato di svegliarvi, alle prime luci del mattino, con il sole che passa attraverso la finestra, con quel freschetto piacevole e, soprattutto di buon umore (senza aver preso nulla la sera prima, ovviamente, e SENZA essere nella pubblicità della Mulino Bianco)? A me si, raramente, è successo! Ecco, quelle volte le splendide mattine si tramutavano in piacevoli giornate, ne potevano capitare di tutte i colori (tranquilli, i colori non sono stati rubati – la fabbrica del degrado sa!) ma comunque erano belle giornate. Quella sensazione di percepire la positività che il mondo emana, con l’animo sereno, mi ha permesso di notare la bellezza che caratterizza Messina, quei piccoli attimi quotidiani a cui siamo abituati, e di cui spesso non ci accorgiamo, che equilibrano il peculiare caos della città dello stretto.

Il tempio della passeggiata a mare. Ecco cos’è per me. Un tempio senza colonne, senza mura, senza tetto. Come quando tutti noi andiamo alla passeggiata e passiamo sempre davanti alla ringhiera che da’ sugli scogli; noi, gente di mare, non riusciamo a dare le spalle, al mare. Ci culla, ci rilassa, e stare in silenzio mentre lo si guarda, beh è come sputare fuori tutti i nostri pensieri, come confidarsi con un amico stretto o con uno psicologo. E lì, in quell’istante, le onde ascoltano i pensieri di tutti: del signore che è appoggiato al muretto con lo sguardo distante dalla realtà, la bambina che con la bici rallenta mentre guarda una barca entrare al porto, una futura mamma che accarezza la pancia, due innamorati che sulla panchina si alienano entrando nel loro piccolo universo.

La madonnina che è sempre lì, immobile ed eterna, che osserva la nostra fretta, la nostra frenetica vita, il correre da una parte all’altra della città, sentendo almeno una volta al giorno una Smart, o una Lancia Y con la musica ad alto volume a qualsiasi ora (ecco quest’ultimo non è proprio uno di questi “schizzi” di bellezza), ma lei è comunque e sempre lì. È la certezza del messinese, anche del non credente.

Dei traghetti che lentamente passano da una sponda all’altra, come cullate da quello stretto che ci sembra infinito, che i calabresi “ci invidiano il panorama” ma nemmeno quel che vediamo noi scherza. Ed è sempre lì.

Oppure un’altra routine che non passa mai è la felicità che si prova attraversando i cancelli di Villa Mazzini: l’infanzia attaccata ad alberi enormi, giochi “old school” e zucchero filato. Passeggi su quel pavimento che ormai conosci a memoria e vedi giocare spensierati quelle piccole pesti ed istintivamente sul tuo volto si forma un sorriso, anche nelle giornate più cupe.

Quando vediamo il vigile che mette le multe: che se le mette a noi è un pezzo di merda, se le mette agli altri allora fa bene il suo lavoro!

E poi vogliamo parlare del bar di fiducia che con la granita che “come la fai tu non la fa nessuno in tutta Messina, compare” ci salva in giornate calde, terribilmente calde, disperatamente calde come queste di Giugno? Certo, la tradizione è tradizione!

La bellezza è quando di ritorno da una serata in quel di Faro, in città i panettieri cominciano a lavorare, e accolgono noi screanzati che ci godiamo la giovinezza, con il profumo del pane, con quell’inebriante odore che nasce dalle loro mani.

E tutti gli studenti seduti davanti a piazza Pugliatti mentre fanno una pausa che poi dura 1 ora perchè che fai non lo saluti a quello? non scambi due parole con quell’altro? non chiedi consigli a quella per l’esame? Si percepisce una grande, immensa “cosa” che li accomuna: LA SESSIONE. Che sia estiva od invernale poco importa, loro sono comunque lì, e magari per distrarsi osservano le persone che passano, desiderando ardentemente di essere al posto di chiunque altro in quel momento.

Dato che questo articolo è diventato una lista, ed un finale non so trovarlo, perché non la continuiamo? Qual è il tuo schizzo di bellezza in questa Messina?

 

Giulia Greco

 

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